Diario-di-Viaggio-MIGRANTS

l’ora più drammatica

Il momento della partenza è, nella vicenda dell’emigrazione, l’ora più drammatica, quella in cui si tagliano i legami con la propria terra e i propri affetti. 
Si pativa la fame ed emigrare era l’unico modo per sopravvivere e far mangiare la propria famiglia.
(brano tratto da “Dall’Altopiano al Mayumbe” di Marco Crestani)

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“grande quanto il cielo”

Partivano con la speranza di attraversare l’Oceano in tempi brevi, invece non bastavano trenta giorni di navigazione. Gli emigranti dovevano affrontare “quel mare grande quanto il cielo, un mare così grande che sembrava non finire mai”, trenta o quaranta giorni di mare e cielo per arrivare a New York, la famosa Ellis Island, la loro Novayorca  o a Bruccolino o a Bonosairi o a Muntivideo… tanti nomi strani per l’emigrante che partiva per la ‘Merica senza conoscere la nuova lingua, con la sola speranza di un futuro migliore.
(brano tratto da “Dal baule dell’emigrante al museo per l’emigrazione calabrese Giovanni Battista Scalabrini” di Franco Vallone)

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