Presentazione di anteprima
Salone Internazionale del Libro di Torino
giovedì 14 Maggio 2026
Area espositiva REGIONE CALABRIA
GIACOMO LEOPARDI
Canti
Della storia redazionale dei Canti di Giacomo Leopardi ci informa lo stesso Giuseppe Fantino nell’avvertenza indicando nelle estati del 1940 e del 1941 il periodo di scrittura dell’opera, che verrà pubblicata nel 1956.
Nella nota conclusiva dell’introduzione ci informa inoltre di aver espunto i saggi sulla solitudine e l’anima del Leopardi. Il motivo di tale scelta è quello di contenere i costi editoriali. Al momento questi due saggi sono dispersi.
Dei Canti restano molte pagine manoscritte conservate all’interno di un faldone in cui sono raccolti anche scritti in prosa. Le pagine sono piuttosto rovinate e la sensazione è che il faldone sia stato assemblato dopo la morte dell’autore. Dall’analisi dei fogli manoscritti possiamo dedurre che le più fasi redazionali siano state molteplici: in una delle pagine è presente la data marzo 1945, la scrittura cambia più volte, alcuni canti sono ripetuti altri differiscono all’interno delle stesse pagine. Le pagine finali, si caratterizzano per un maggiore ordine e la presenza di un foglio di errata corrige fa pensare che siano quelle predisposte per la tipografia. È ipotizzabile, considerato che Fantino ricopiava a mano i suoi scritti per inviarli agli editori e a fronte di ripetuti rifiuti, l’esistenza di più apografi. Ne deriva che il processo di revisione dell’opera non può dirsi concluso nel 1941 come dichiarato dall’autore, ma si protrasse anche negli anni successivi.
La presente edizione fa riferimento a quella stampata nel 1956 dalla tipografia Palermo di Palmi, su copia parzialmente corretta dall’autore stesso e attualmente conservata presso la biblioteca privata di casa Genua.
dalla quarta di copertina:
Quello che ci desta una folla di rimembranze dove il pensiero si confonda, è sempre piacevole. Ciò fanno le immagini de’ poeti, le parole dette poetiche ec., fra le quali cose è notabile che le immagini della vita domestica nella poesia, ne’ romanzi, pitture, ec. ec. riescono sempre piacevolissime, gratissime, amenissime, elegantissime, e danno qualche bellezza.
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 23 settembre 1821







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